LA MONTAGNA IMMOBILE
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Che mente la mente che mente!

Un re indiano, fece venire al suo cospetto diversi ciechi dalla nascita, poi chiese loro di toccare un elefante e di descrivere ciò che stavano toccando. Il primo toccò la proboscide e disse che era un timone ricurvo; Il secondo toccò l'orecchio e disse che era un ventaglio; Il terzo toccò la zampa e disse che era una colonna; il quarto toccò un fianco e disse che era un muro; L'ultimo toccò la coda e disse che era una corda. I ciechi erano sicuri della loro percezione, un'evidenza, ma incominciarono a discutere animatamente e finirono per litigare violentemente. Alla lite pose termine il re quando rivelò ai ciechi che non si trattava di cinque oggetti, ma di un elefante. Ogni cieco nomina l'oggetto in modo diverso, parziale e così non può cogliere la totalità. Nello stesso modo noi viviamo il vivere-morire, proprio così come la mente ce lo fa vedere. Ma la mente è condizionata da quello che ha appreso, e seleziona, fra tutti i segnali esterni quelli che meglio si adattano alla sua concezione del mondo. Pertanto non facciamoci ingannare dai giocattoli della mente. La mente continua a fare citazioni, sa tutto, senza sapere affatto. La mente è una simulatrice, ci impedisce di vedere la totalità, la realtà. Questa mente, tuttavia, è la sola mente che abbiamo, per questo diciamo “Che mente!” Senza di essa non potremmo vedere, sentire, annusare, gustare, toccare e pensare la creazione. Per questo dobbiamo averne cura e educarla al bello, al buono e al bene.

Erto Taigō Fumagalli
11 gennaio 2011