LA MONTAGNA IMMOBILE
praticare lo zen in Ticino

 

 

Michel Meiho Bovay
Di Erto Taigô Fumagalli

Michel nasce a Monthey nel 1944, nella parte francofona del canton Vallese, in Svizzera. Anche lui, quindi, come tanti di noi, generati durante o sul finire della seconda guerra mondiale, si è cuccato il dopo guerra. Della sua infanzia e gioventù non so nulla. Tuttavia, presumo che amasse la musica e il canto poiché dagli anni sessanta fino al 1972 suona il basso e canta come professionista in diversi gruppi rock: “The Globemasters”, “Les Pirates” e i “The Sevens” che lo renderanno famoso in Svizzera con concerti e numerosi LP. Nel 1972 incontra Taisen Deshimaru Roshi. Progressivamente si allontana dai palcoscenici, appende il basso al chiodo e, su invito del Maestro, si trasferisce a Parigi. “Maestro sono qui” disse incontrandolo dopo la cerimonia del mattino, con l'aria di colui che si aspetta un plauso. Deshimaru non lo degnò di uno sguardo. Doccia fredda. Inizia così il cammino di Michel che vivrà a stretto contatto con il Maestro facendogli da segretario fino alla sua morte nel 1982. Durante questi dieci anni Michel, nel frattempo ordinato monaco con il nome di Meiho, accumula una lunga serie di aneddoti di Vita con un Maestro Zen che più tardi diventeranno la trama di uno spettacolo teatrale “Storie Zen” che Michel Meiho reciterà per anni nei teatri svizzeri. Un modo certamente originale di diffondere il sapore dello Zen autentico.
Nel mese di aprile del 2005 ebbi modo di condurre in automobile Michel Meiho a Fudenji. Fu un'occasione per conoscerci meglio. Mi raccontò tutto, dal primo Zazen al ritorno delle ceneri di Deshimaru da Tokyo a Parigi. Poi, dopo un attimo di esitazione…”La morte del Maestro provocò un certo sbandamento. Molti decisero di abbandonare lo Zen -dove avrebbero trovato un altro Deshimaru?- nessuno aveva la forza di raccogliere la sua eredità –il Maestro non aveva lasciato eredi nel Dharma- tensioni e attriti compromisero le relazioni fra le fazioni che si crearono, sorsero anche problemi con la famiglia Deshimaru. Io decisi di appendere lo zafu al chiodo come feci anni prima con il basso che staccai ora dalla parete con l'intenzione di riprendere a suonare. Lasciai crescere i capelli, indossai la mia vecchia giacca di pelle e me ne andai nella speranza che qualcosa mi venisse incontro. Un'estate, capelli lunghi e giacca di pelle, inforcai la mia moto e con un'amica partimmo verso il sud della Francia –easy rider tardivo-. Durante il girovagare venimmo a sapere che all'istituto Karma-Ling in Savoia, un evento eccezionale avrebbe avuto luogo:
Un Maestro di maestri della scuola Kagyü avrebbe benedetto i presenti con una speciale cerimonia. Io non ero molto entusiasta perché volevo rientrare nel mondo della musica, ma la mia amica, una seguace dei Kagyü, mi convinse ad accompagnarla. Là, nella sala delle cerimonie (tipica atmosfera tibetana), me ne stavo un po' in disparte senza prestare particolare attenzione a qual che succedeva. Alla fine della cerimonia tutti incominciarono a prosternarsi verso il Maestro. Io, colto di sorpresa, restai in piedi e il mio sguardo s'incrociò con quello del Maestro. Provai un po' d'imbarazzo. Uscimmo dalla sala delle cerimonie e ci incamminammo lungo il corridoi per guadagnare l'uscita. Sentimmo dietro di noi qualcuno correre, mi voltai e vedi due giovani monaci che facevano dei cenni. Pensai che stessero chiamando uno degli altri partecipanti alla cerimonia. No, stavano cercando proprio me. Mi dissero che il Maestro di maestri mi voleva vedere. Pensai che voleva rimproverarmi per non essermi prosternato e chiesi ai due monaci di scusarmi. No, non era per questo, voleva proprio incontrarmi. Andammo nella camera del Maestro di maestri che se ne stava seduto come un Buddha su una piattaforma ricoperto da un kesa dorato. Mi salutò a mani unite e sorrise. Contraccambiammo. Poi, volle sapere di me. Gli raccontai in modo sintetico la mia storia. Alla fine mi disse che il mio compito era di insegnare il Dharma di Buddha. Mi fece inginocchiare e lì per lì mi ritrovai nel bel mezzo di una cerimonia iniziatica: Gesti, preghiere, prosternazioni incensi….e alla fine mi pose sulla sommità del capo un'urna nella quale venivano conservate le ceneri dei precedenti Maestri di maestri. Ci salutammo, i monaci ci accompagnarono alla mia moto e ripartimmo. Poco tempo dopo, nel 1985, rientrai in Svizzera a Zurigo e intrapresi ciò “che mi era venuto incontro”. Da allora ho insegnato, ho promosso lo Zen tramite i miei spettacoli teatrali e mi sono dedicato in qualità di presidente, dal 1995 al 2003, a coordinare le attività dell'Associazione Zen Internazionale. Nel 1998 ho ricevuto lo Shiho (la trasmissione del Dharma) da Yuko Okamoto Roshi”. Qui finisce il viaggio Lugano-Fudenji e anche il racconto di Michel Meiho che rividi ancora alcune volte in occasione delle riunioni dell'Associazione dei Maestri di Dharma europei. Nel 2007 si ammalò seriamente al punto che non poté partecipare al Convegno “40esimo anniversario dell'arrivo in Europa dello Zen Sôtô” che ebbe luogo alla Gendronnière dall'8 al 10 giungo 2007. Per quell'occasione ci fece pervenire una sua riflessione datata “Ospedale di Zurigo, 6 giugno 2007, Michel Meiho Bovay, tra la vita e la morte”. Malgrado le cure prodigate, non ci fu nulla da fare. Michel Meiho imboccò l'ultima curva e sparì dai nostri occhi il 22 aprile 2009. Prima che il liquido letale, iniettato nelle sue vene dagli angeli della morte facesse effetto, si racconta che abbia detto: “Parto a bordo di una cinquecento, ma conto di ritornare con una mercedes”…Oh Lord won't you buy me a mercedes benz…

Lugano, 12 gennaio 2011