Tsultrim Drölma : Disciplina liberatrice
Di Erto Taigô Fumagalli
L incontro con Tsultrim Drölma è stato preceduto da un mail con il quale mi comunicava la sua intenzione di condividere con altri la pratica dello Zazen. Glielo aveva consigliato il suo Maestro Zen, un gesuita tedesco che sicuramente aveva colto la solitudine di Tsultrim
Drölma nel suo viaggio.
« Sono cristiana », mi disse « ma, tanti anni fa ho incontrato la meditazione e seguito gli
insegnamenti del Maestro vajrayana Chögyam Trungpa. Sedere, stare sola con me
stessa, mi fa stare bene, allevia il tormento della vita. Il tempo dello Zazen è riconciliazione
… l urlo che mi lacera si placa…le ferite smettono di sanguinare…pace ! ».
Queste parole scaturivano da una bocca dalle labbra sensuali, cornice di una fila di denti
bianchissimi e regolari anche se spaziati. Il volto tondo con gli organi disposti in modo
armonioso, « occhi orrizontali, naso verticale » : l immagine della salute, della normalità.
« Ma quale tormento, quali lacerazioni ? » mi chiesi, continuando ad ascoltare il suo
racconto che, tuttavia, andò ad esaurirsi rimanendo sulle generali senza rispondere alle
mie domande.
Partecipò ad alcuni Zazen, poi, sempre per mail, mi fece sapere che non riusciva a
conciliare Cristo con Buddha. Non la rividi più, ma, di tanto in tanto, sopraggiungeva un
segnale : una cartolina, un pensiero telematico, …un esortazione, per il resto, mistero.
Passarono parecchi anni ed eccola di nuovo, sempre sorridente, voce frizzante, il suo
colorito (« ma non farà le lampade solari ? », mi chiesi), i suoi timori e perplessità.
Condividemmo molti Zazen e alcune riflessioni via mail sempre sulla sua impossibilità di
conciliare Cristo con Buddha…Che tormento ! La perseguitava il timore di rompere una
solenne promessa fatta al suo Signore Gesù Cristo. A niente servirono le mie
rassicurazioni e esortazioni a sedere in Zazen per creare lo spazio per accoglierlo.
Temeva che la sua fede in Cristo potesse essere contaminata dal Buddha Dharma.
Un giorno, un mio vecchio e caro amico mi telefonò, erano anni che non ci sentivamo, che
sorpresa ! Mi confidò di essere in contatto con Tsultrim Drölma e di condividere con lei
gioie e, soprattutto dolori dei quali mi rese partecipe. Concordammo di non far sapere a
Tsultrim Drölma che io sapevo della loro relazione, del resto, Tsultrim Drölma, non mi
parlò mai della sua relazione con il mio vecchio caro amico.
Mi ritrovai nel bel mezzo di due vite intrecciate : in qualità di confidente del mio vecchio
caro amico, di ministro di culto con Tsultrim Drölma.
Pian piano, le risposte alle domande che mi ero posto anni prima, incominciarono ad
arrivare e quando Tsultrim Drölma mi disse che sarebbe stata ricoverata per problemi al
fegato, anche la sua « perenne abbronzatura » non mi stupì più.
Dalla sua entrata in ospedale non la rividi più. Il mio vecchio caro amico mi parlò del
calvario che precedette la sua morte e di come lui l'accompagnò fino a chiuderle gli occhi.
Vecchio caro amico, mi auguro che un giorno tu possa trovare la forza di raccontare, come
hai fatto con me, le ultime ore di Tsultrim Drölma e come tu le hai vissute, perché ne
abbiamo bisogno per vivere e morire bene !
Tsultrim Drölma, un giorno ti dissi che se ti fosse venuto il desiderio di ricevere
l ordinazione a Bodhisattva, ti avrei dato il nome di Myoren, Misterioso fior di loto, perchè
la tua vita è come il fior di loto che affonda le radici nella melma, cresce attraverso l acqua
e fiorisce nello spazio appena sopra di essa.
Lugano, 8 gennaio 2011