LA MONTAGNA IMMOBILE
praticare lo zen in Ticino

 

 

Menju

La trasmissione da volto a volto

Un giorno il Buddha, il Venerato dal mondo, accompagnato da numerosi discepoli, si recò sul Picco degli avvoltoi e si sedette in Zazen.
I discepoli se ne stavano in rispettoso silenzio aspettando che il Maestro parlasse, consapevoli che avrebbero potuto assistere a uno dei suoi ultimi discorsi considerata la sua tarda età. Ma il Buddha, invece di parlare, raccolse un fiore di udunbara, lo sollevò e lo mostrò sorridendo ai presenti che rimasero sconcertati. Kâshyapa, uno dei suoi più intimi discepoli, manifestò la comprensione del Sermone silenzioso sorridendo. Il Buddha, allora, uscì dal silenzio e disse: " Posseggo l'Occhio del Tesoro della Vera Legge, l'ineffabile e sottile vista del Nirvana che apre le porte della visione del senza-forma, che non dipende né dalle parole né dagli scritti e si trasmette al di fuori di ogni dottrina. Questo Tesoro, oggi io lo trasmetto al Grande Kâshyapa".

Mahakâshyapa divenne così il successore di Shakyamuni Buddha e 1° Patriarca alla testa del Sangha. Da allora, ininterrottamente, la lezione di Vita del Buddha si tramanda da Buddha a Buddha. E' in virtù di questo tramandamento che il Dharma di Buddha è giunto sino a noi in tutto il suo vigore e autenticità.

Nel 51° capitolo dello Shôbôgenzô, Menju,il Maestro Dôgen tratta della questione di consegnare il Dharma alle generazioni successive, ininterrottamente, completamente e con il sigillo dell'autenticità, Dôgen Zenji, all'inizio del capitolo, descrive l'episodio del fiore sollevato da Shakyamuni Buddha e lo definisce "...il principio della diretta trasmissione dell'Occhio del Tesoro della Vera Legge, da Buddha a Buddha, da Patriarca a Patriarca. Esso fu tramandato da ognuno dei sei Buddha dei primordi, e dallo stesso Shakyamuni donato a Mahakâshyapa. Fu poi trasmesso, dai ventisette Patriarchi indiani fino al ventottesimo, Bodhidharma, che si recò in Cina e lo trasmise a Eka che lo trasmise a Sôsan e così via fino a Enô il 6° Patriarca cinese che trasmise il Dharma a quattro discepoli: Nangaku Ejô (= 775); Nanyô Echû (677-744); Yoka Shikaku (665-713) e Seigen Gyôshi (= 740) con il quale inizia il lignaggio che arriverà fino al mio defunto Maestro, il Vecchio Buddha Tendô Nyojô di Daibyaku nel Keigenfu, durante la dinastia Sung".
Lungo tutto il capitolo ricorrono frequentemente l'immagine "da volto a volto", il verbo guardare e il sostantivo volto, come nel periodo seguente: " Il Patriarca Mahakâshyapa ricevette intimamente la trasmissione del volto, del cuore, del corpo e degli di Shakyamuni; si prosternò di fronte a lui e si consacrò, intimamente e totalmente, alla trasmissione della vera Legge. Il suo volto non è il suo, ma è piuttosto quello della trasmissione diretta, da volto a volto, di Shakyamuni. Così come Shakyamuni aveva guardato nel cuore di Mahakâshyapa, questi guardò nel cuore di Ananda. Ananda si prosternò davanti al volto-di-Buddha di Mahakâshyapa. Questa è una vera trasmissione diretta, da volto a volto. Ananda la custodì e la passò poi a Shônowashu, che si proster˜nò davanti al volto-di-Buddha di Ananda. Questa è davvero trasmissione diretta, da volto a volto. Così, a ogni generazione, i Buddha e i Patriarchi, assieme ai propri allievi, si guardano l'un l'altro e si trasmettono la vera Legge direttamente, da volto a volto. Se anche un solo Patriarca, o un solo Maestro, o un solo allievo, non riceve la trasmissione direttamente, da volto a volto, nessuno di essi può diventare un Buddha o un Patriarca".

Benché Menju significhi volto (men) e ricevere (ju), per cui, secondo la comune accezione, Menju designa l'insegnamento del Risvegliato  direttamente trasmesso dal Maestro al discepolo, da volto a volto, senza intermediari, il senso che Dôgen Zenji gli attribuisce è molto più profondo. Nella sua opera "Le Shôbôgenzo de Maître Dôgen - La Vraie Loi, Trésor de l'Oeil" Yoko Orimo così spiega tale senso: "Un uomo si espone a un altro uomo con il volto. E' con il volto, parte della superficie del corpo, che un uomo esprime ad un altro la profondità del suo cuore. In questa relazione da volto a volto, ognuno dei due, diventando l'altro del suo altro, riflette il volto del suo altro nei propri occhi. Ma, se l'uno e l'altro sono uniti dallo sguardo, ognuno resta perfettamente libero e autonomo. Non c'è né confusione né mescolanza fra i due legati dallo sguardo. Sono come il recto e il verso di un foglio di carta. La loro unità è nella differenza e questa nell'unità. E' in questa intimità di due esseri uniti dallo sguardo che si trova, secondo Dôgen Zenji, il fondamento stesso della Via del Risvegliato". Infatti, Dôgen Zenji, sempre nel capitolo Menju afferma: "Venerando il volto di Shakyamuni il Risvegliato, rifletto nei miei occhi gli occhi di Shakyamuni il Risvegliato e faccio riflettere i miei occhi nei suoi. Ecco gli occhi del Risvegliato, ecco il volto del Risvegliato. Solo questa trasmissione da volto a volto ha trasmesso gli occhi e il volto del Risvegliato, ininterrottamente fino ad oggi".

Dôgen Zenji ripropone l'allegoria del volto anche nelle sue poesie come nelle seguenti tratte dalla raccolta di poesie conosciuta come Eiheikoroku che il Maestro Taisen Deshimaru ha tradotto e commentato durante l'Ango estivo del 1981

La nostra dignità si realizza nel santo volto.
Il santo volto crea la nostra dignità.
Per questo dico ai viandanti:
"per capire Avalakittesvara
sappiate che non abita la montagna Hozara".

Il fragore dell'onda che s'infrange sugli scogli
e il suono delle onde dell'oceano infinito,
sono la fede e il volto di Avalokittesvara.
Guardate solo la montagna blu con gli occhi.